Il programma: 

Ci sono dei lavori per i quali serve una vera e propria vocazione. Chi sceglie di rieducare i detenuti in carcere lo sa bene. Deve sapere che avrà a che fare con criminali che parlano il linguaggio dell’odio, della vendetta, della violenza. Deve sapere che la sua vita sarà costantemente in pericolo. Deve essere pronto a tutto.


Hanno facce cattive, corpi tatuati, alternano sorrisi spavaldi e smorfie di rabbia. Gli 850 detenuti del penitenziario del New Mexico sono tra i peggiori criminali d’America. Tra le mura di questa prigione i detenuti non solo devono scontare la pena per i reati che hanno commesso, ma devono essere preparati al reinserimento in società. A chi spetta il compito di correggere il loro comportamento? E soprattutto: che preparazione bisogna avere per svolgere un lavoro duro come questo?


Dallo stesso produttore del grande successo I miei 60 giorni all’inferno, arriva su Crime Investigation Il Mio Lavoro è una prigione, la serie avvincente che segue una classe di secondini addestrati per lavorare a contatto diretto con criminali più pericolosi del paese. Un percorso difficile, 60 giorni di prova che, statisticamente, solo 1 su 4 riesce a superare.


Chi sceglie di fare questo lavoro? Non si tratta solo di ragazzoni robusti come siamo portati a pensare. Anzi. La vera sorpresa di questa serie è Ariel Montoya, una ventenne timida e gracilina che ha deciso di sfidare le convenzioni per provare a tutti che non esistono lavori per soli uomini.


In ogni episodio una nuova sfida e un nuovo compito da portare a termine. In un vortice di emozioni tra ansia, paura e coraggio, i nuovi educatori si ritroveranno faccia a faccia con la violenza dei detenuti e faranno i con la dura realtà del carcere.


Riusciranno a domare i detenuti ribelli? Quanti di loro supererà la prova? Quanti di loro vorranno ancora diventare guardie carcerarie