Vincenzo Verzeni, Il vampiro di Bergamo

Vincenzo Verzeni, Il vampiro di Bergamo


LA STORIA E IL PROFILO DEL SERIAL KILLER ITALIANO CHE AVEVA SETE DI SANGUE


Vincenzo Verzeni (1849 – 1918) può vantare un primato: quello di essere il primo serial killer analizzato approfonditamente e scientificamente dal punto di vista psicologico. Fu proprio su di lui che Cesare Lombroso elaborò la teoria del criminale nato. I rituali che inscenava durante le sue uccisioni fecero guadagnare a Vincenzo Verzeni il soprannome con il quale è passato alla storia dei serial killer italiani: Il vampiro di Bergamo.

Le vittime della sua passione omicida furono due, ma i tentativi di aggressione frustrati dalla reazione delle malcapitate furono molti di più.


Lo strangolatore di donne, come anche venne soprannominato il Verzeni, fu un serial killer stanziale, che tendeva agguati nei boschi attorno a Bottanuco (una realtà rurale nei dintorni di Bergamo), come un vero e proprio mostro delle storie folcloristiche.


L'INFANZIA E L'ADOLESCENZA DEL VAMPIRO


Un ragazzo robusto, un gran lavoratore poco loquace e remissivo: ecco come avrebbero descritto Vincenzo Verzeni coloro che lo conobbero nei campi del bergamasco. La mente di quel ragazzo, però, dovette subire la violenza psicologica (e non solo) di una famiglia guidata da un padre alcolista e violento e da una madre affetta da epilessia, non in grado di proteggere il figlio dalle aggressioni dell’uomo.

Gli istinti criminali del Verzeni si manifestarono già all’età di 18 anni. Assaltò diverse ragazze con l’intento di mordere il loro collo. Tali tentativi di aggressione non ebbero conseguenze penali.


IL RITUALE DELLA MORTE


Il primo omicidio del Vampiro di Bergamo venne commesso nel 1870. A placare la sua sete di morte fu il sangue della quattordicenne Giovanna Motta. Il suo cadavere martoriato, coperto da morsi e mutilato venne ritrovato accanto a un albero quattro giorni dopo la scomparsa della ragazza. Accanto al corpo della vittima vennero trovati alcuni spilloni con i quali il serial killer martoriò le carni della giovane.

Il secondo omicidio venne commesso dal Verzeni nel 1872, il nome della vittima era Elisabetta Pagnoncelli. Le condizioni in cui fu trovato il corpo erano le stesse della prima vittima.


VERZENI TRA CARCERE E MANICOMIO


I due omicidi commessi da Vincenzo Verzeni furono solo i due episodi più eclatanti di una vita costellata di tentativi di aggressione. E fu proprio una vittima scampata a morte certa che portò all’arresto del Vampiro di Bergamo. Era il 1873 e Cesare Lombroso venne incaricato di analizzare psicologicamente l’assassino per una perizia.

Non venne dichiarato infermo mentale, ma affetto da cretinismo e necrofilia.

Nel processo a suo carico per i due omicidi non venne condannato a morte, ma all’ergastolo in un manicomio criminale e ai lavori forzati. La vita in manicomio, al tempo, era fatta d’insostenibili torture che portarono il Verzeni a un tentativo di suicidio.