Albert Fish, l’Uomo grigio

Albert Fish, l’Uomo grigio


LA STORIA E IL PROFILO DEL SERIAL KILLER CONOSCIUTO COME IL VAMPIRO DI BROOKLYN


Lo chiamarono l’Uomo grigio, ma sarebbe stato meglio chiamarlo l’Uomo nero perché, proprio come il Boogeyman, l’orco delle fiabe folcloristiche o il maniaco di un film horror, faceva scomparire i bambini. E non solo quelli cattivi. Albert Fish (1870 – 1936), il serial killer statunitense noto anche come Il vampiro di Brooklyn, rappresenta una vera e propria incarnazione di un incubo.


Venne sospettato di almeno cinque omicidi di bambini, ma egli dichiarò di averne uccisi circa 100. E l’uccisione dei bimbi non era l’unico orrore che confessò. Secondo le sue dichiarazioni, i piccoli venivano torturati e smembrati, finendo per sfamare la sua passione per la carne umana.

Albert Fish venne giustiziato sulla sedia elettrica il 16 gennaio 1936 nonostante la sua palese insanità mentale.


LA FAMIGLIA CHE HA CREATO IL BOOGEYMAN


La storia di un serial killer come Albert Fish non può che iniziare con la descrizione della sua famiglia: una madre affetta da allucinazioni, un fratello chiuso in manicomio e una sorella alla quale diagnosticarono una generica patologia mentale. Il padre, unico elemento stabile della famiglia, ma molto più anziano della madre, morì nel 1875 lasciando la famiglia nell’indigenza.


Albert, nato Hamilton Howard, il più giovane dei figli, venne affidato a un orfanatrofio: un’esperienza alla quale egli fece risalire la sua scoperta del gusto per le pene corporali.


IL MATRIMONIO DEL GIGOLÒ DI NEW YORK


Dopo essere stato recuperato dalla madre dall’orfanatrofio, Albert Fish si trasferì a New York, dove sbarcava il lunario prostituendosi a uomini e decorando interni. Secondo le sue dichiarazioni, in quel momento iniziarono anche gli stupri di minori.

La madre combinò per lui un matrimonio con una donna molto più giovane dalla quale ebbe sei figli.


Nel 1903 scontò una pena nel carcere di Sing Sing per furto aggravato.

Il matrimonio terminò nel 1917 quando la moglie di Fish scappò con un amante, lasciando Albert da solo con i sei bambini.


I PRIMI OMICIDI DI ALBERT FISH


Thomas Kedden fu lo sfortunato amante sul quale Albert Fish provò i primi piaceri della mutilazione. Il diciannovenne disabile mentale venne portato in una casa abbandonata, torturato ed evirato.

Per sua dichiarazione, Albert Fish scelse le sue vittime tra minori di colore e disabili mentali perché la loro scomparsa non avrebbe destato troppe preoccupazioni.


L'ORRORE DELL'OMICIDIO DI GRACE BUDD


Fish venne attratto dalla famiglia Budd dopo aver letto un annuncio di Edward Budd nel quale, il ragazzo, chiedeva un posto di lavoro nei campi per contribuire al bilancio familiare. L’Uomo grigio si presentò alla porta dei Budd come Frank Howard, contadino di Farmingdale, con la promessa di assumere il giovane.


Frequentando la casa conobbe la piccola Grace Budd, 10 anni, e convinse i genitori a portare la bambina alla festa di sua nipote. I genitori, colpiti dall’eleganza e dalla distinzione del sedicente Frank Howard, acconsentirono e non ebbero più notizie né di Grace, né del contadino che presto scoprirono non esistere.


Nel 1934 venne recapitata alla famiglia Budd una lettera che rese reali i più orribili incubi di Mr. e Mrs. Budd. Il testo della lettera venne letto da uno dei fratelli di Grace, poiché la madre non sapeva leggere. Il messaggio anonimo conteneva la dettagliata descrizione di cosa avvenne dopo il sequestro di Grace Budd, gli sconcertanti ultimi attimi di vita della bimba e gli orribili particolari di come il suo corpo venne utilizzato per sfamare l’assassino.


LA FINE DI ALBERT FISH: CATTURA E CONDANNA DEL SERIAL KILLER CHE FECE INORIDIRE NEW YORK


La busta della lettera con la quale Albert Fish confessò il suo omicidio permise agli investigatori d’individuare l’assassino.

Durante il processo vennero fuori altri omicidi confessati da Fish: quello di Francis McDonnel e di Billy Gaffney di cui, in un’altra lettera indirizzata al proprio avvocato, il serial killer descrisse gli orribili particolari dell’omicidio e degli atti cannibalici che seguirono.

Nonostante l’acclarata insanità mentale di Albert Fish, il giudice ordinò la sentenza capitale per elettro-esecuzione comminata il 16 gennaio 1936 presso il carcere di Sing Sing.

L’avvocato di Albert Fish si rifiutò di rivelare l’ultima dichiarazione del serial killer: “Era la più sudicia serie di oscenità che abbia mai letto”.